lunedì 20 gennaio 2014

Ricordi al Tè verde - il mio viaggio in Giappone (parte 1)

Come promesso, eccomi qui, pronta a navigare il fiume dei ricordi che mi culla dolcemente dall'estate del 2012.

Periodicamente "sfoglio" i miei album di fotografie su fb, toccando quasi con mano e sentendo nel cuore, tutte quelle sensazioni che non voglio assolutamente dimenticare e che spero di poter sentire ancora; la mia missione è riuscire a comunicarvi attraverso la scrittura e la fotografia tutto quello che il Giappone può dare, o quasi ^_^

Sono come sempre ben accetti i pareri, domande e critiche!

Partiamo dunque con il nostro viaggio!

Estate 2012, faceva già molto caldo! Il viaggio era previsto per agosto dal 10 al 23; non stavo più nella pelle! era il viaggio che aspettavo da una vita e, ad ogni modo, non credevo fosse davvero possibile; io avevo (ed ho tutt'ora) una fifa estrema dell'aereo, eppure ero lì, contro ogni mia previsione, una decisione affrettata e un poco sofferta, mano nella mano con il mio "babu" in aeroporto, assaporando ogni attimo, catturando ogni colore e sfumatura, annusando l'aria come un cane che passeggia in un parco che non gli appartiene.

Primo aereo, Milano - Roma, secondo aereo, Roma - Osaka...
Il viaggio fu interminabile, o meglio le prime sei ore "volarono" ma la Russia e la Cina erano molto più grandi di quanto potessi immaginare!

Piccola parentesi - consiglio di viaggio
Si dice che sull'aereo faccia molto freddo... si, è proprio così!!!
Ho viaggiato con felpa e due coperte di pile! sia all'andata che al ritorno! ALLUCINANTE!

Inspiegabilmente il fuso orario non ebbe alcun effetto su di me e finalmente... Giap... oddio... davvero non capivo il senso di oppressione che sentivo al petto; pensai fosse emozione.... e invece... invece era AFA!!!
"Il Giappone in agosto è invivibile", qualcuno mi disse qualche settimana prima della partenza; bene, a trenta secondi dall'atterraggio sapevo già che quella persona aveva dannatamente ragione. Ad ogni modo la felicità era tale da sopportare afa, pipì a livelli delle cascate del Niagara e la fame!!!
Presto imparai che in Giappone è impossibile morire di fame... c'è un chioschetto, un ristorante o un kombini ad ogni metro!


(ecco delle foto dei primi acquisti giapponesi; una bottiglietta di tè verde ed un onigiri)

Con Domo Kun sulla maglietta, a simboleggiare quasi un "vengo in pace", mi diressi, con truppa al seguito, all'Hotel Karasuma a Kyoto, per poi proseguire con il programma quotidiano che prevedeva:
Pomeriggio al Otowasan Kiyomizudera (tempi buddhista)
Visita al quartiere Gion (geishe)
Giro serale a Pontocho

Dopo la sosta e la doccia (inutile) ci mettemmo in cammino; la meraviglia sconvolgeva il mio viso ad ogni angolo della strada,era tutto così estraneo ma al tempo stesso famigliare, l'atmosfera, il paesaggio, ancora non ci credevo!
La cosa che mi colpi subito era la totale assenza di sporcizia; non ho MAI visto una cartaccia per terra, un cestino strabordante di rifiuti (in realtà di cestini ne avrò visti forse 2 in tutto il viaggio), una scritta sul muro, nulla!
Era tutto talmente perfetto da sembrare finto e un po' inquietante!
La strada che ricordo con chiarezza è quella che porta al tempio Otowasan Kiyomizudera, un complesso di negozietti più o meno kitsch (si i giapponesi lo sono parecchio) ricchi di una quantità di cianfrusaglie invereconda! tutte assolutamente adorabili!
Sopratutto all'andata non riuscii a staccare gli occhi del tempio che si notava in lontananza, sul punto più alto di un'altura dal nome sconosciuto, finii quindi per non prestare minimamente attenzione a ciò che mi circondava, tanto da perdermi il negozio dello studio Gibli che però, non mi sfuggì al ritorno!
Il rammarico al rientro in patria è stato rendermi conto di non aver mangiato, nemmeno una volta, il megacetriolo infilzato sullo stecco!!! Qui in gippone vengono venduti nei vari chioschetti vicino ai templi ed è usanza diffusa mangiarli mentre si pesseggia per le stradine :'(


 

 

Il tempio Otowasan Kiyomizudera - Kyoto
Questo tempio è stato restaurato nel 1633 e risale all'epoca Heian (794 - 1185), quello che colpisce è che per la sua realizzazione non sono stati utilizzati chiodi (tecnica Keyaki) e fa ancora più impressione sapere che è costruito sopra un precipizio ed è sorretto "soltanto" da 139 colonne di circa 13 metri di altezza!!!
All'epoca non lo sapevo, quindi quello che mi colpi davvero fu il panorama, una parte del tempio era inglobato da un fitto bosco mentre dall'altro, era possibile vedere tutta Kyoto! Le foto non rendono giustizia davvero!

Il suo nome Kiyomizu e significa "acqua pura" e la  particolarità più nota ai turisti e agli innamorati, è il santuario Jishu dedicato alla dea dell'amore.
Qui si trovano due pietre. gli innamorati che percorrono il tragitto tra esse, ad occhi chiusi, sono destinati a stare insieme per sempre. I giapponesi sono degli inguaribili romanticoni!
Purtroppo non ho visto questa parte del tempio quindi devo affidarmi al mio amico google per una foto della "roccia dell'amore", sumimasen (scusatemi).


 

 



All'uscita del tempio, che chiuse rigorosamente alle 19.30, mi ritrovai intontita e con già troppe informazioni nella testa ma ciò non mi impedì di gustarmi il viale che avevo percorso all'andata.

Quartiere Gion
Qui tutti speravamo di vedere lei; una geisha, possibilmente una geiko (geisha esperta) anche se personalmente avrei preferito una maiko (apprendista geisha), ai miei occhi sono un po' inesperte, quindi un po' goffe e ancora più affascinanti!
Poi, accade... non sapremo mai se fosse maiko o geiko ma era di sicuro una geisha!!! da cosa lo si può intuire? Dalla velocità SUPERSONICA con la quale è apparsa e subito scoparsa!
Giusto il tempo di uscire dalla propria casa del tè per entrare in un'altra... nessuno, ovviamente, riuscì a scattarle una foto.
Di questo quartiere non ho nessuna foto, il buio e le batterie non ebbero pietà di una povera turista in erba.
Ringraziamo sempre il caro google.


 

Pontocho
Ricompattato il gruppo di gaijin (appellativo per gli stranieri, eravamo in tutto 25) ci dirigemmo al Pontocho; ancora oggi non ho memoria di come arrivammo in questo quartiere... quello che so è che vedemmo solo una via... stracolma di un numero infinito di ristorantini, piccolissimi e vicinissimi tra loro, con menà e indicazioni varie scritti SOLO in giapponese; niente caratteri occidentali!!!
Il gruppo di 25 persone che eravamo si sparpagliò alla velocità della luce, un ricordo sbiadito, tutti alla spasmodica ricerca di cibo e io rimasi con un unica speranza... riuscire a mangiare!
Armata di cartello (scritto in giapponese) in cui mi scuso per il disturbo e preciso che non mi nutro di animali e derivati, parto alla ricerca di un posto dove sfamarmi in compagnia del "babu", un'altra ragazza vegetariana e un ragazzo napoletano con cui non avevo ancora parlato (che maleducata)!

Tentammo la fortuna ed entrammo in un localino davvero molto accogliente, rigorosamente legnoso, ci sedemmo preoccupati, per il cibo, per i prezzi, pronti a veder volare via molti yen per poi scoprire che:
- il ristorante era specializzato in TOFU (formaggio di soia) e proponeva menù (con un numero di piatti ragguardevole) "classico" e solo vegetale!
Davvero non immaginavo che Kyoto potesse darmi un così caloroso benvenuto! per me è stato quasi un segno del destino, una pacca sulla spalla, un sorriso, un "sei a casa"... o almeno è così che l'ho vissuto! 
- i prezzi arrivavano al massimo a 25€ (calcolando che in Giappone si riesce a mangiare benissimo/tantissimo anche con 10€, con il senno di poi, era caro... ma in Italia una cena del genere con un servizio del genere ci sarebbe costato un centino).
Presa dal momento e dalla fame, non scattai nemmeno una foto... me ne rammarico... ogni piatto era un opera d'arte!
La via appariva più o meno così...


 


Dopo la cena, immersi nei colori e nel casino notturno, finimmo con il perderci; dopo innumerevoli chilometri ritrovammo il tanto desiderato Hotel Karasuma e finalmente, è il caso di dirlo, il letto (all'occidentale)!
Dopo più di 24 ore sveglia e tutte le emozioni di cui sopra ero stremata ma intensamente felice!

Vi lascio con una carrellata di immagini... alla prossima
kiss (in giapponese suona così: kisu)


 

 

 


 



3 commenti:

  1. Ciao, ho letto con passione il tuo racconto di viaggio dato che partirò per il Giappone ad agosto e non vedo l'ora di viverlo.

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  2. Ciao! Il Giappone in agosto è abbastanza tosto per la temperatura ma gli spettacoli che ti riserverà saranno belli al punto di non renderti conto della fatica.
    Almeno per me è stato così!
    Buon viaggio e se ti va fammi sapere come ti trovi ^_^

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  3. Il Kyomizu dera è bellissimo, ci sono andato cinque anni fa. Se qualcuno volesse i suoi omamori e non può andare di persona a prenderli, si possono comprare online su www.omamori.com ... adoro il Giappone e soprattutto Kyoto, spero un giorno di poterci tornare.

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